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Intervista al regista
Francesca De Carlo intervista
Brad Mirman, il
regista di "The Shadow Dancer".
“Sono arrivato in un posto che mi ha
detto che era quello il luogo in cui il mio protagonista avrebbe
vissuto”. Incontro con il regista americano Brad Mirman.
Dopo “Under the Tuscan sun”, ancora una volta la Toscana è scelta
da un regista straniero come set cinematografico. Brad Mirman, a
Roma per “The Shadow Dancer”, le cui riprese avranno inizio tra
qualche giorno, ha incontrato la stampa. Erano presenti gli attori
Giancarlo Giannini, Claire Forlani, Joshua Jackson, Bianca
Guaccero e Silvia De Santis.
FDC: Signor Mirman ci può parlare del progetto? Come è
nato?
BM: L’ho pensato e scritto io stesso. Poi ho passato la
sceneggiatura ad alcuni produttori che conosco, con i quali ho
realizzato l’ultimo film e che conoscono Massimo [Massimo Pacilio,
il produttore del film]. Insieme hanno deciso di produrlo.
Cominceremo le riprese tra dieci giorni. In Italia dureranno circa
sei settimane poi ci trasferiremo a Londra e lì faremo il resto
delle riprese.
FDC: E l’idea?
BM: Ho sempre avuto particolare interesse per gli scrittori
e per quella che è la loro esperienza e la loro vita, essendo
anch’io uno scrittore.
FDC: Qual è la storia?
BM: E’ la storia di un giovane che sogna di scrivere ma che
allo stesso tempo ha il terrore di fallire e di sbagliare. Ma è
anche la storia di uno scrittore più anziano, anch’esso con la
paura di continuare a scrivere perché, essendo stato un grande
scrittore, crede di non esserne più all’altezza. E’ quindi la
storia di questi due uomini che si insegnano a vicenda. Cose che
riguardano la vita, l’amore e la capacità di inseguire i propri
sogni.
FDC: E’ un fatto autobiografico?
BM: In realtà credo ci sia in entrambi i personaggi
qualcosa di me, perché mi ritrovo sia nel personaggio di Joshua
Jackson che in quello di Harvey Keitel.
FDC: Perché è stato scelto proprio Harvey Keitel nel ruolo
dello scrittore anziano e perché
Giancarlo Giannini nel ruolo del
prete?
BM: Perché Harvey ha
interpretato il mio ultimo film e l’ho trovato eccellente, ottimo
e un brillante attore. Mentre giravamo quel film io gli ho
mostrato la sceneggiatura di "The Shadow Dancer", lui, dopo averla
letta, ha deciso che voleva assolutamente interpretare quel ruolo
ed ha ritenuto inoltre che Giancarlo Giannini sarebbe stato
perfetto per il ruolo del prete.
FDC: Le piace lavorare con gli amici?
BM: Certo. Ma credo anche che nessuno lavori semplicemente
basandosi sul fatto che si è amici; io trovo Harvey un attore di
grandissimo talento e capacità, poi il fatto che siamo anche amici
è un di più.
FDC: Perché tanta importanza alla scelta dei luoghi?
BM: Dal primissimo momento in cui mi sono accinto a
scrivere la sceneggiatura sapevo che il borgo, il villaggio in cui
quest’uomo va a vivere, è anche un luogo in cui si va a
nascondere. E la location, i luoghi, sono in un certo senso un
altro personaggio importante di questo film.
FDC: Per quale motivo la scelta è caduta proprio su quei
luoghi, li conosceva? Oppure negli Stati Uniti in questo periodo
sta andando di moda la Toscana?
BM: Per rispondere alla prima domanda, no, non li
conoscevo. In realtà ho girato parecchio proprio per andare a
vedere quali potessero essere i luoghi più adatti. Ho girato
villaggi, campagne e tutte le aree possibili finché sono arrivato
in un posto ed ho sentito che era proprio lì che il mio
protagonista avrebbe vissuto. Era come se il paese stesso mi
stesse dicendo che quello era il posto giusto.
Per quello che riguarda la seconda domanda ammetto che sì, la
Toscana esercita un certo fascino sugli Stati Uniti e forse va
anche di moda, ma va anche detto che dal punto di vista
dell’ottica del regista non mi potevo certo permettere il lusso di
guardare la Toscana da questa prospettiva, deve essere qualcosa
che si adatti al personaggio, una persona che si è trasferita lì
25 anni fa quando la Toscana non era di moda.
FDC: Ci potrebbe dire qual è il paese che le ha parlato?
BM: Rocca d’Orcia, nella provincia senese.
FDC: Come eviterà i cliché che in genere gli italiani
trovano nei film americani?
BM: Ovviamente un film non si può basare soltanto sui
luoghi che ne sono solo una parte; anche se importante. Il film
deve avere un messaggio universale da trasmettere, meglio se può
diffonderlo avendo come sfondo uno scenario come quello della
campagna toscana. L’Italia è un'enorme trama di cultura e di
storia da cui andare ad attingere ed io non farei adeguatamente il
mio lavoro se non aggiungessi il tocco, il gusto dell’Italia. Vi
prometto però che eviterò i cliché.
FDC: Quali caratteristiche del protagonista del film ha
trovato in Joshua Jackson?
BM: Credo che quando tu guardi un attore con gli occhi del
regista, quello che immediatamente ti colpisce è l’aspetto fisico,
poi cerchi in questa persona il talento e anche quell’innata
abilità che puoi vedere da una serie di cose, da una serie di
elementi che ti fanno capire che quell’attore sarà in grado di
interpretare quel ruolo, non perché l’abbia già interpretato
prima, ma perché riesci ad individuare quella scintilla, quel
barlume che ti dice che lui sarà in grado di dar vita al
personaggio perché possiede le qualità che cerchi.
[Di Francesca De Carlo]. |