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Se mi
fosse davvero possibile, almeno per una volta, per questa
volta, vorrei tanto esularmi dal fare commenti. In questo
momento non so davvero cosa dire, il dispiacere è immenso e
francamente non vorrei arrivare a sminuirlo con le solite e
banali frasi fatte. Purtroppo però è mio dovere e vi giuro
che sarò il più sincero possibile...
Quello che
scongiuravo da tanto ormai, è avvenuto, 17 dicembre 2003,
una data che può sembrare come tante altre. Non per noi, non
per i fans di Dawson’s Creek, che oggi, tutti, all’unisono,
piangono la perdita di un grande amico, di 7 grandi amici.
Francamente
non mi sarei rattristato nel sapere che Italia1, proprio
all’ultimo momento, si era decisa a rinviare la puntata
finale al prossimo anno. Perché è stata troppo straziante,
troppo fuori dai canoni dei veri finali.
Vuoi perché è
stata una decisione troppo affrettata o vuoi perché
fondamentalmente la serie è a carattere drammatico, questo
finale mi ha sinceramente sconvolto. Ho iniziato a piangere
sin dai primi attimi, fin da quando la piccola Lily scendeva
le scale di casa Leery... quella casa che sino ad oggi è stata
la nostra casa.
Tralasciando
il fatto che tutto appariva fin troppo cinematografico e fin
troppo surreale, non ho smesso mai di piangere, non ho
smesso mai di stare male per quella povera Jen.
Per me,
vederla morire, è stato fin troppo difficile. Una scena dopo
l’altra, fino all’apocalittica morte accanto a nonna Grams
nel letto d’ospedale, è stato qualcosa che... che... davvero,
non so come commentare.
Quei ruoli che
non ritrovavo più in nessuno, quelle storie fin troppo
ostentate, fin troppo dure da accettare. Non è stato facile,
almeno per me.
Se sino ad
oggi, in questi anni, mi sono riconosciuto nel personaggio
di Dawson in tutto e per tutto, improvvisamente,
malinconicamente e selvaggiamente è come se d’improvviso
fossi divenuto Jack... cercare di percepire le sue sensazioni...
provare impotente la straziante perdita dell’anima gemella
che, per una ragione o per l’altra, non può stare con te.
Proprio quello che avviene anche a Dawson e Joey.
Potrò andare
avanti all’infinito dicendo che il finale poteva essere più
gioioso, infondo si piange anche di gioia, ma alla fine è
quello, non si può fare nulla, bisogna accettarlo.
Io,
volontariamente, mi sono imposto di considerare l’episodio
#6.22 il vero finale di Dawson’s Creek, almeno per ora,
perché, infondo, l’episodio finale è ambientato in una
realtà che ancora non ci appartiene, il 2008. Una realtà,
che se posso, vorrei al momento cancellare.
Dawson’s Creek
mi ha insegnato tante cose, mi ha aiutato più di altri ad
avere le forza di andare avanti. Perché ora potrò sembrarvi
paranoico o fin troppo fissato, ma il mio è un caso davvero
a parte, che non merita pregiudizi o qualcosa del genere.
Perché credete allora che mi sia creato tutto questo mondo
parallelo? Perché credete allora che una persona tutta da
sola arrivi a tanto, a creare qualcosa di così imponente che
per forza per mancanza di tempo esula da qualsiasi altro
svago della vita... Perché, fondamentalmente, altri svaghi non ce
ne sono stati, qualcuno che si è reso conto nella realtà
della mia esistenza non è mai esistito. Dawson’s Creek è
sempre stato sin dal primo giorno che ho cominciato a
vederlo, l’amico vero, quello che in un certo senso mi
faceva vivere quello che io non ho vissuto, quello che
nessuno mi ha dato modo di vivere.
Quando
l’episodio era terminato, mi guardavo intorno desolato nella
mia stanza, al buio, rendendomi conto che da oggi, da questo
17 dicembre, forse realmente qualcosa sarebbe cambiato.
Sarebbe svanita dentro di me quella speranza di vivere
ancora, quella speranza di inseguire ancora quell’adolescenza
mai vissuta.
E così sto
male, continuo per ora a non capacitarmi, speranzoso però di
raggiungere un giorno quel mondo, sicuro che non sarà mai la
stessa cosa, ma che ormai mi rappresenta completamente.
Vorrei fare
poi un decoroso commento agli indici d’ascolto. La prima
serata di Dawson’s Creek ha conquistato quasi 4 milioni di
telespettatori. Assolutamente non male se consideriamo le
tante cretinate dagli ascolti indegni che occupano una
fascia tanto importante. Dawson’s Creek ha dimostrato sia
qui in Italia che in America lo scorso 14 maggio, che non si
può affatto usare la scusa degli ascolti per motivare una
scelta simile. Forse avrebbe meritato di più, perché ci sarà
un motivo se a seguire le chat di Mediavideo sono andate nel
pallone per i tantissimi fans che tristi commentavano quel
finale, ci sarà un motivo se questo sito vanta ormai più di
60.000 utenti per un complessivo di oltre 80.000 contatti
mensili, ci sarà un motivo se tanti hanno partecipato a quel
sofferto meeting in chat. Qual è? Dawson’s Creek è Dawson’s
Creek! Non ci saranno mai telefilm capaci di superarlo... MA
NON NEGLI ASCOLTI... NEI CONTENUTI...
Vorrei
concludere con un discorso che ha colpito molto. E’ quello di Joey nel finale della meravigliosa puntata #6.22. E’ un
discorso che, magistralmente, riesce a esprimere come nessun’altro sarà mai capace di fare quello che è stato, si
è voluto far essere e sarà per tutti noi e per tutti i fans
del mondo DAWSON’S CREEK:
Prima avevo
paura di tante cose. Che non sarei mai cresciuta, che sarei
rimasta intrappolata nello stesso posto per l’eternità, che
i miei sogni non si sarebbero mai realizzati.
E’ proprio
vero; il tempo gioca strani scherzi. Un giorno stai sognando
e il giorno dopo il tuo sogno è diventato realtà. E adesso
che quella ragazzina spaventata non mi segue più ovunque io
vada, mi manca, davvero, perché ci sono tante cose che
vorrei dirle: di stare tranquilla, di non aver paura perché
tutto andrà bene.
Vorrei
spiegarle che incontrare delle persone a cui piacere, che ti
capiscano e che ti accettano per quella che sei, è una cosa
molto rara.
Jen, Jack,
Audrey, Andie, Pacey e Dawson, le persone che hanno
contribuito a farmi diventare quella che sono, saranno con
me ovunque io andrò, e dato che la storia è riscritta in
tanti piccoli modi ogni giorno che passa, il mio amore per
loro può solo crescere, perché la verità è che quello è
stato il periodo più bello.
Ci sono
stati tanti errori, dei cuori si sono spezzati, abbiamo
imparato dure lezioni, ma adesso tutto questo si è
trasformato in un tenero ricordo.
Com’è
successo? Perché facciamo così in fretta a dimenticare le
cose brutte e a idealizzare quelle belle? Forse perché
abbiamo bisogno di credere che il tempo trascorso insieme
abbia significato davvero qualcosa, che eravamo presente
l’uno per l’altro in un periodo delle nostre vite che ci ha
condizionato tutti; un periodo delle nostre vite che non
dimenticheremo mai.
Non posso
giurare che questo sia successo realmente… ma sicuramente,
questo, è ciò che ho provato.
GRAZIE DI
TUTTO DAWSON’S CREEK
NON TI
DIMENTICHEREMO MAI |