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quando, per dare spazio
all'altrettanta esagerata infornata di reality, molti telefilm
sono finiti nel cassetto rimandati a chissà quando. Il "pubblico sovrano", come qualcuno in tv ama
dire, ha però chiaramente fatto intendere quale brutale errore sia
stato commesso, e serie come Dr House, NCIS, CSI:
Miami e Criminal Minds l'hanno fatta da padroni. In
tutto questo marasma, in tutta questa tv ribattezzata trash e
spazzatura, gli unici a fare bella figura, gli unici a fare
cultura con la "c" maiuscola, tra pochi programmi d'inchiesta e
approfondimenti giornalistici, sono stati proprio i telefilm.
Tutti, indistintamente. E ancor più straordinario è stato, e
continua ad essere, scoprire come in questa tv ormai monotematica,
prendendo il comando, o meglio, il telecomando, si riesca con non
troppa difficoltà ad imbattersi in qualcosa di singolare nel suo
genere, di stupefacente, di imperdibile.
Stiamo parlando di My name is Earl, una delle pochissime
serie fenomeno della passata stagione televisiva a stelle e
strisce. La serie, con un'idea tanto semplice quanto dissacrante,
dimostra, contrariamente a chi già l'aveva sepolto, quanto il
genere comedy abbia ancora molto da raccontare, molti altri
diversivi per far ridere. E' presto detto. Earl è un singolare bad
boy, uno di quei tipi che, solo a guardarli, ispirano tutto tranne
che fiducia. Earl però sembra non curarsene più di tanto, anzi, è
una condizione che lui ama pavoneggiare. Furti, scassi,
scazzottate, Earl ne ha combinate di tutti i colori nella sua
vita, spalleggiato dal fratello Randy, un po' tardo, e
dall'insensibile Joy, la moglie. Qualcosa però sta per cambiare.
Dopo aver comprato un biglietto della lotteria, Earl scopre di
aver vinto centomila dollari. Un colpo di fortuna da restarci
secchi... mai parole più azzeccate. Quando apprendono la notizia
che qualcuno ha vinto una grossa cifra alla lotteria, molti
sognano di essere nei suoi panni e subito dopo tornano alla realtà
asserendo delusi: "c'è da augurarsi che siano finiti nella mani di
una persona che ne aveva bisogno, che se li sia meritati per
davvero". Credete che Earl rispecchi questa descrizione?
Assolutamente no! E' per questo che, uscito dal negozio, Earl
attraversa la strada e viene letteralmente falciato dall'auto
guidata da un'anziana. Finito in ospedale, Earl ha
un'illuminazione: "Fai del male e il male ti si ritorcerà contro,
fai del bene e del bene sarà fatto a te"... Eureka! Earl scopre il
karma.
Il biglietto vincente è volato via, ma basta che Earl faccia per
la prima volta nella sua vita qualcosa di buono, e il biglietto
ritorna da lui. Convinto che il karma esista davvero, Earl decide
quindi di fare una lista. Annota in più di duecento punti tutte le
malefatte da lui compiute negli anni prima, promettendosi di
rimediare ad ognuna di loro usando il denaro vinto e il sostegno
del fratello Randy. Rubato auto a una ragazza con una gamba sola,
aver fatto perdere le elezioni a mio padre, rovinato il Natale a
Joy, aver fatto credere ad una ragazza di essere morto. I punti
della lista vengono depennati episodio dopo episodio, certamente
non senza difficoltà. A pochi giorni dalla separazione da Joy, che
saputo della vincita perde la testa e trova il coraggio per
sposare il vero uomo della sua vita, Darnell, padre segreto del
secondo figlio avuto durante il primo matrimonio, Earl inizia la
sua avventura benefica scoprendo ad un certo punto di non poter
addirittura farne a meno.
Straordinaria la colonna sonora che si lega in modo impeccabile
con l'ambientazione quanto mai perfetta della storia: il sud degli
Stati Uniti, dove terreni aridi, dialetti, clandestinità, e vita
priva di lussi, sono un abitudine consolidata. Nella prima
stagione, attualmente in onda su Italia1, si possono ascoltare
alcuni dei brani che hanno fatto la storia della musica: Amos
Moses, East Bound And Down, Bust A Move, 99
Red Balloons, Joy, It Takes Two, e molte altre
ancora. Brani per lo più country, con punte assortite di rock, ma
anche tanta disco e tante incursioni nelle più straordinarie
soundtrack cinematografiche.
My name is Earl, che sta ottenendo larghi consensi negli
USA, ha completamente rivoluzionato la vita del suo attore
protagonista, Jason Lee, perfetto nei panni di Earl al punto che,
ad avercelo di fronte (e l'impressione risalta agli occhi
soprattutto durante le sue ospitate nei talk show e durate le
cerimonie di premiazione), sembra come essere finiti nell'universo
scanzonato, folle e a tratti rozzo del telefilm della NBC.
Terribilmente alto, James interpreta un'altro di quei diversi
personaggi muniti di mustacchio che recentemente stanno ottenendo
un successo quanto mai sorprendente. Come Borat al cinema, il
nuovo Earl televisivo, nonostante il suo passato da delinquente,
trasmette simpatia, gioia e speranza. E' il riscatto di un uomo
che in modo insolito finisce per invitare tutti a voler bene e ad
essere disponibili verso gli altri, dimostrando così che
l'altruismo ripaga sempre.
Pubblicato il: 22 novembre
2006
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