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 My name is Earl

Uomo baffuto sempre piaciuto

Quale meraviglia! Un po' in sordina e un po' sottotono, non certo per sua colpa, Earl fa capolino nel palinsesto di Italia1 con una serie che stupisce, diverte, e trova anche il tempo per far riflettere. Come per dire: ecco il modo in cui ti riporto in auge il genere comedy.

 

 

di: Emanuele Manta

 

Appare scontato e quanto mai giusto gioire in un contesto simile del modo in cui quest'anno le serie tv sono riuscite a riscattarsi praticamente su tutto, in particolar modo sui reality. Tra l'altro, se ne è parlato ovunque, tutti hanno voluto dire la loro sul crollo di un genere mai sfruttato quanto quest'anno, tuttavia (forse ancora con lo spirito di chi vuol far finta che non sia così) senza mai tessere le lodi dei telefilm. Ad eccezione della carta stampata e del web, nessuno in tv punta ancora sui telefilm nel modo in cui dovrebbe. Soltanto alcuni mesi fa si parlava di un'infornata esagerata di sere tv come mai avvenuto prima nei palinsesti d'autunno, per poi correggersi qualche settimana dopo

L'alto e baffuto Jason Lee è Earl, il protagonista della nuova comedy di Italia1 My name is Earl.

quando, per dare spazio all'altrettanta esagerata infornata di reality, molti telefilm sono finiti nel cassetto rimandati a chissà quando. Il "pubblico sovrano", come qualcuno in tv ama dire, ha però chiaramente fatto intendere quale brutale errore sia stato commesso, e serie come Dr House, NCIS, CSI: Miami e Criminal Minds l'hanno fatta da padroni. In tutto questo marasma, in tutta questa tv ribattezzata trash e spazzatura, gli unici a fare bella figura, gli unici a fare cultura con la "c" maiuscola, tra pochi programmi d'inchiesta e approfondimenti giornalistici, sono stati proprio i telefilm. Tutti, indistintamente. E ancor più straordinario è stato, e continua ad essere, scoprire come in questa tv ormai monotematica, prendendo il comando, o meglio, il telecomando, si riesca con non troppa difficoltà ad imbattersi in qualcosa di singolare nel suo genere, di stupefacente, di imperdibile.

Stiamo parlando di My name is Earl, una delle pochissime serie fenomeno della passata stagione televisiva a stelle e strisce. La serie, con un'idea tanto semplice quanto dissacrante, dimostra, contrariamente a chi già l'aveva sepolto, quanto il genere comedy abbia ancora molto da raccontare, molti altri diversivi per far ridere. E' presto detto. Earl è un singolare bad boy, uno di quei tipi che, solo a guardarli, ispirano tutto tranne che fiducia. Earl però sembra non curarsene più di tanto, anzi, è una condizione che lui ama pavoneggiare. Furti, scassi, scazzottate, Earl ne ha combinate di tutti i colori nella sua vita, spalleggiato dal fratello Randy, un po' tardo, e dall'insensibile Joy, la moglie. Qualcosa però sta per cambiare.

Dopo aver comprato un biglietto della lotteria, Earl scopre di aver vinto centomila dollari. Un colpo di fortuna da restarci secchi... mai parole più azzeccate. Quando apprendono la notizia che qualcuno ha vinto una grossa cifra alla lotteria, molti sognano di essere nei suoi panni e subito dopo tornano alla realtà asserendo delusi: "c'è da augurarsi che siano finiti nella mani di una persona che ne aveva bisogno, che se li sia meritati per davvero". Credete che Earl rispecchi questa descrizione? Assolutamente no! E' per questo che, uscito dal negozio, Earl attraversa la strada e viene letteralmente falciato dall'auto guidata da un'anziana. Finito in ospedale, Earl ha un'illuminazione: "Fai del male e il male ti si ritorcerà contro, fai del bene e del bene sarà fatto a te"... Eureka! Earl scopre il karma.

Il biglietto vincente è volato via, ma basta che Earl faccia per la prima volta nella sua vita qualcosa di buono, e il biglietto ritorna da lui. Convinto che il karma esista davvero, Earl decide quindi di fare una lista. Annota in più di duecento punti tutte le malefatte da lui compiute negli anni prima, promettendosi di rimediare ad ognuna di loro usando il denaro vinto e il sostegno del fratello Randy. Rubato auto a una ragazza con una gamba sola, aver fatto perdere le elezioni a mio padre, rovinato il Natale a Joy, aver fatto credere ad una ragazza di essere morto. I punti della lista vengono depennati episodio dopo episodio, certamente non senza difficoltà. A pochi giorni dalla separazione da Joy, che saputo della vincita perde la testa e trova il coraggio per sposare il vero uomo della sua vita, Darnell, padre segreto del secondo figlio avuto durante il primo matrimonio, Earl inizia la sua avventura benefica scoprendo ad un certo punto di non poter addirittura farne a meno.

Straordinaria la colonna sonora che si lega in modo impeccabile con l'ambientazione quanto mai perfetta della storia: il sud degli Stati Uniti, dove terreni aridi, dialetti, clandestinità, e vita priva di lussi, sono un abitudine consolidata. Nella prima stagione, attualmente in onda su Italia1, si possono ascoltare alcuni dei brani che hanno fatto la storia della musica: Amos Moses, East Bound And Down, Bust A Move, 99 Red Balloons, Joy, It Takes Two, e molte altre ancora. Brani per lo più country, con punte assortite di rock, ma anche tanta disco e tante incursioni nelle più straordinarie soundtrack cinematografiche.

My name is Earl, che sta ottenendo larghi consensi negli USA, ha completamente rivoluzionato la vita del suo attore protagonista, Jason Lee, perfetto nei panni di Earl al punto che, ad avercelo di fronte (e l'impressione risalta agli occhi soprattutto durante le sue ospitate nei talk show e durate le cerimonie di premiazione), sembra come essere finiti nell'universo scanzonato, folle e a tratti rozzo del telefilm della NBC. Terribilmente alto, James interpreta un'altro di quei diversi personaggi muniti di mustacchio che recentemente stanno ottenendo un successo quanto mai sorprendente. Come Borat al cinema, il nuovo Earl televisivo, nonostante il suo passato da delinquente, trasmette simpatia, gioia e speranza. E' il riscatto di un uomo che in modo insolito finisce per invitare tutti a voler bene e ad essere disponibili verso gli altri, dimostrando così che l'altruismo ripaga sempre.

 

 

Pubblicato il: 22 novembre 2006