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ambientazione
ospedaliera. Si fa così pioniera di una comicità atipica,
surreale, a tratti ricercata. Scrubs, giunto ormai alla
sesta stagione negli Stati Uniti (in Italia è attualmente in onda la
quinta stagione inedita su Mtv, mentre è già
disponibile nei negozi il cofanetto DVD della quarta), si
posiziona come serie di nicchia: non raggiunge ascolti esaltanti
pur restando un cult per i fedelissimi fan.
Il creatore, Bill Lawrence, era alla ricerca di un protagonista
"dalla sensibilità bizzarra" come voce narrante e filo conduttore
dell'intera storia. Di certo ha trovato in Zach Braff, interprete
di JD, un attore che incarna perfettamente tale idea, sia come
fisicità, sia per le capacità recitative. Braff ha saputo dare
un'impronta personalissima e uno stile inconfondibile al
personaggio, rendendolo irresistibile e amatissimo dal pubblico.
"Divento un po' scemo quando sono nervoso": è una delle prime cose
che JD ci racconta di se stesso, proprio quando si appresta ad
iniziare il tirocinio, tormentato dall'atroce dubbio di non essere
all'altezza. E' insicuro, impacciato, ma anche estremamente
generoso e sensibile. Non ama il rischio, basti pensare che un
flash back sulla sua infanzia ce lo mostra giocare a frisbee
munito di casco protettivo, ma è comunque in costante lavoro su
stesso, cerca di crescere e migliorarsi sfidando i propri limiti.
Premuroso e attento ai suoi pazienti, non resiste dal costruire
con loro un rapporto umano di confidenza. Quando una paziente gli
comunica serenamente di rifiutare le cure perché pronta a morire, JD irrompe nella sua stanza con una lista di cose che tutti
dovrebbero fare almeno una volta nella vita. Ma è chiaro che è lui
ad essere spaventato e ad avere bisogno di un abbraccio dalla
paziente. Più si fa scoprire, più ci rendiamo conto che è in
realtà molto più complicato di quanto voglia far credere. D'altra
parte possiamo affermare senza remore di conoscerlo: abbiamo
accesso a tutti i suoi pensieri, ci è concesso il privilegio di
entrare nella sua mente eccentrica e visualizzare distintamente
tutto ciò che la attraversa. Lo vediamo perdersi nel labirinto dei
suoi vagheggiamenti, volgere lo sguardo verso un punto
imprecisato, con quell'espressione trasognata e vagamente svanita
che ormai riconosciamo immediatamente. Lo sentiamo parlare a se
stesso, incoraggiarsi, caricarsi, autoconvincersi del proprio
savoir faire, controllarsi per scegliere la cosa giusta, salvo poi
fare sistematicamente l'esatto contrario, producendo risultati
imprevisti e spesso piuttosto imbarazzanti. Come quando, alla fine
del suo primo turno, si complimenta con se stesso compiaciuto:
"Almeno ho passato i primi tre giorni senza sembrare un idiota",
per poi non accorgersi di una porta e sbatterci rovinosamente
contro.
Ma pensare troppo intensamente può causare anche altri
inconvenienti, specie se si è costantemente in bilico tra ciò che
si deve dire e ciò che invece si vorrebbe dire: non è raro che le
riflessioni surreali di JD invadano la realtà in modo
imprevedibile, suscitando lo stupore dei presenti che spesso
dubitano della sua sanità mentale. Per lui un modo di dire non è
una semplice metafora, ma un'allucinazione di cui far partecipi
noi spettatori. Ecco allora che quando Carla, accusandolo di
insensibilità, lo invita a mettersi nei suoi panni, JD la prende
alla lettera e si immagina effettivamente nella ristretta divisa
della collega, tanga compreso. Oppure quando si accorge di essere
intervenuto a sproposito in una lite tra Elliot e Carla, e sogna
di poter mandare indietro il tempo tirando una leva, per poi
fallire di nuovo.
Ma è nei rapporti con gli altri che JD dà il meglio di sé,
manifesta quasi indistintamente un bisogno vitale per il contatto
umano, caratteristica che lo rende tenero e affettuoso. L'amicizia
con Turk mette in moto gran parte delle situazioni più esilaranti.
Grandissimi amici da sempre, si dilettano a ideare scherzi
strampalati e ridono a battute di una comicità tutta loro,
costruita in anni di conoscenza. JD appare quasi dipendente da
Turk, tanto da non vivere serenamente le tappe di crescita che li
porta ad allentare il loro rapporto fraterno. "Io sono un tipo
strano, imbranato, era come se tu mi valorizzassi", dice JD a Turk
quando è in procinto di lasciare la casa che hanno a lungo
condiviso. Il rapporto con il Dr. Cox è altrettanto significativo.
Sin dall'inizio JD vede in lui il proprio mentore, è alla continua
ricerca di un suo cenno di approvazione, e i modi spesso poco
ortodossi del medico (un esempio su tutti: l'abitudine di Cox di
affibbiargli epiteti femminili, giusto per sottolineare
l'emotività del ragazzo e il suo essere un po' "femminuccia") non
fanno che acuire questa necessità. Ogni affermazione di Cox che
assomigli anche solo lontanamente ad un complimento è per lui
motivo di incontenibile gioia ed entusiasmo. JD riscuote grande
successo con le donne, attratte da quell'aria imbranata, ma anche
così teneramente ingenua. In particolare con la collega Elliot
vive un rapporto travagliato e altalenante, fatto di tira, molla e
tempi perennemente sbagliati.
Ci si chiede a questo punto come potrebbe continuare Scrubs
senza JD alla luce delle recenti voci, poi smentite, di un
possibile abbandono di Zach Braff. Egli ha infatti espresso il
desiderio di dedicarsi al cinema, visto il successo de La Mia
Vita a Garden State, il primo film da lui scritto e diretto,
ma soprattutto in seguito alla recente uscita di The Last Kiss.
Proprio in quest'ultimo (la cui uscita nelle sale italiane è
prevista per autunno inoltrato), Braff recita a fianco di Rachel
Bilson (la Summer di OC) ed interpreta la parte che fu di
Stefano Accorsi nella versione italiana. Braff si mostra come un
attore particolarmente adatto ad un certo tipo di ruoli, per
fisionomia, mimica e gestualità. Il Michael di The Last Kiss
sembra infatti avere qualcosa in comune col JD di Scrubs:
sono entrambi giovani uomini alle prese con la paura di crescere,
l'ansia di fronte alle responsabilità e il panico del cambiamento.
E chissà se il Michael del film riuscirà a fare propria una delle
riflessioni di fine episodio di JD: "Il cambiamento è inevitabile,
il segreto è provare a tirarne fuori il meglio".
Pubblicato il:
13 novembre
2006
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